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Da diversi anni rimodello le foto perfezionandole con i migliori software in circolazione ed elaborando scatti digitali.
Non sempre è semplice catturare in un istante le emozioni che sentiamo…
Le emozioni percepite in natura sono strettamente personali, legate all’animo del lettore, ma mediante lo scatto, attraverso il mio sguardo, riesco a restituire al fruitore i sentimenti percepiti nella foto; l’obiettivo risulta essere per me uno strumento con il quale trasferire quel sentimento di empatia in istanti di emozioni.
La mia passione verso la fotografia ha alimentato fin da piccolo l’interesse che provo in questa forma di arte, portandomi a studiare con grande interesse questa disciplina.
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Soddisfazione.. finalmente riuscire in un’ obbiettivo da tempo prefissato.

Ogni traguardo, ogni volta che concludiamo qualcosa, è per tutti noi una spinta che ci porta ad andare avanti, a superarci e ad osare, memori delle nostre fatiche, dei nostri presupposti per qualcosa che ieri sembrava un sogno e che adesso invece è realtà.
Il migliorare se stessi, portando in un futuro lontano qualcosa che appartiene al nostro passato e che conserveremo stretto. Un semplice traguardo… sudato… sperato e finalmente concessoci, diventerà nelle nostre mani se vogliamo, qualcosa con cui andare avanti e far carriera per la nostra strada, per il nostro prossimo traguardo, per il nostro prossimo sogno. 

Ti fermi un attimo a pensare. il vuoto in mente poi ritorni…la concretizzazione di qualcosa che aspettavi da tempo.

Gli obbietivi che ti sei prefissato, i sogni; che cosa bella i sogni.

Senza i sogni ognuno di noi e destinato a perire, sono i sogni che ci mantengono in vita.

Immagina tante cose belle da realizzare poi chiamali SOGNI. sono quelli che fanno andare avanti ogni giorno ci danno la forza per combattere per far si che si avveri ciascuno di loro.

Non avere sogni è una cosa triste.Penso sia davvero triste non poter vivere per un obbiettivo,con questo no voglio dire che ognuno deve per forza raggiungere quello che si è prefissato….le delusioni aihimè. fanno parte della vita.

Coraggioso chi insegue un sogno,perchè sa che se da una parte ci sarà il raggiungimento di tale obbiettivo dall’altra ci potrà sempre essere la deluzione di non aver raggiunto il proprio scopo…chi vuole raggiungere qualcosa di bello deve lottare. Non si sapeva?

Cos’è per voi fotografare?

Per me è un modo di vivere di creare di allietare le mie giornate creando qualcosa di creativo. E’ un modo come un’ altro per dire acora oggi, ciao io sono qui e faccio questo tipo di “lavoro” perchè a me piace.

Disegnare attraverso un gioco di luci ed ombre un personaggio, un oggetto, un’spressione…più che altro un idea. Si… un’idea è questo che deve colpire nella fotografia.

Per me un particolare in una fotografia può fare la differenza tra una foto “bella” o “brutta”.

E’ il particolare che fa la differenza.

Nel ritratto se proprio vogliamo essere più schematici,una ciglia piu alzata,una bocca chiusa invece di labbra aperte un trucco pu pesante invece di un trucco più naturale…fa la differenza!

l’espressione del viso è la prima cosa…  viso deve essere rilassato niente rughe se le si vuole creare che vengano di natura per un esclamazione un sorriso durante quella foto…qui non si cerca di creare espressioni qui si cerca di creare un idea attraverso un espressione e se quell espressione è finta l’ idea verrà creata, ma sbaglio, se dico, che verra creata.. male?

Il Ritratto in fotografia nell’800 e 900 dagli Archivi del CRAF

 Corte Europa, Spilimbergo, a cura di Walter Liva, 
4 luglio – 30 agosto 2009

 Per definizione, il ritratto è una rappresentazione (pittorica, fotografica o letteraria) che raffigura uno o più soggetti generalmente isolati dallo sfondo o dal contesto generale in cui compaiono. Nel decennio antecedente all’invenzione della fotografia, aveva preso piede la moda del cammeo dipinto con piccoli ritratti e così quando venne inventato il dagherrotipo (che rimase sul mercato sino agli anni 1850) moltissimi pittori miniaturisti si riconvertirono a fare i fotografi oppure a lavorare presso gli studi dei fotografi dipingendo a mano i dagherrotipi e, subito dopo la nascita con Henry Fox Talbot della fotografia come la intendiamo oggi e che nel 1840 realizzò il primo ritratto con il calotipo, della fotografia come oggi la intendiamo con un negativo dal quale si poteva stampare una copia innumerevoli volte. Ma fu l’invenzione della carte de viste da parte di Eugene Disderi ad amplificare in modo esponenziale la realizzazione del ritratto: dai Re ai normali cittadini la carte de visite si estese nel mondo intiero. La fotografia del Novecento, accanto alla ritrattistica dei Re si avviò al superamento del pictorialism mettendo anche in luce le diverse modalità espressive del ritratto in fotografia, come i ritratti borghesi di Edward Steichen e di Alfred Stieglitz o quelli dedicati alle popolazioni dei nativi americani di John Alvin Anderson, dei tuaregh fotografati a Parigi da Albert Hartigue o i ritratti degli emigranti in arrivo a Ellis Island di Lewis Hine e infine i ritratti da un giovanissimo André Kertesz ai commilitoni a Gorizia, all’alba della prima guerra mondiale, evento che portò il boom delle cartoline postali tramite cui i soldati mandavano dal fronte il loro ritratto alle famiglie, ma anche avvio della stampa tipografica delle fotografie sui quotidiani. Nel prosieguo della mostra non manca l’America della Grande Crisi e della Farm Security Administration fotografata con intensa partecipazione da Dorothea Lange, Arthur Rothstein, Russell Lee e Photoleague con Walter Rosenblum e quindi il fotogiornalismo, che dalla seconda guerra mondiale fino a tutti gli anni ’60 ha riproposto la sua centralità mediatica (George Rodger, Henri Cartier Bresson, John Phillips, Burt Glinn, James Whitmore, Cornell Capa, Jeanloup Sieff, Frank Horvath, Romano Cagnoni…). Parallelamente, il ritratto in studio (in posa) o ambientato (nel quale cioè la “cornice”, il contorno è essenziale) o “in esterno” (in cui ha offerto una nuova interazione tra l’uomo e l’ambiente) ha mantenuto il suo tradizionale legame dialettico con la pittura, fatto di confronto sul concetto di bellezza, sulle caratterizzazioni psicologiche o caratteriali della persona fotografata, sull’identità. Da Paolo Gasparini (suoi i ritratti di Paul Strand e di Che Guevara) a Robert Frank, Inge Morath, Martin Parr, Mario Giacomelli, Luigi Crocenzi, Mario Cresci, Roberto Salbitani, Guido Guidi…fino a Paolo Gioli, Nicola Radosevic, Newsha Tavakolian, Rena Effendi, …e tanti altri, a comporre anche con i lavori delle ultime generazioni con il digitale e senza pretendere tuttavia alcuna esaustività, un racconto per immagini che copre il XX Secolo.